Da oltre un mese non riesco a vincere il disgusto per la crescente deriva fascista e razzista (peggio: sguaiatamente, rozzamente, cinicamente, italioticamente fascista e razzista) del nostro disgraziato paese e l’amarezza per l’apparente sostegno popolare (o l’evidente non opposizione popolare, il che ai fini del risultato non fa differenza) che la legittima: scriverne mi è sempre più difficile, e non perché manchino gli argomenti. Anzi. Ma sempre più forte è la tentazione a cedere alla forma più semplice e diretta di autodifesa: il pensare ad altro, l’imporsi di pensare ad altro. Anche se questo contraddice le pulsioni di una vita intera.
E ora, per circa un mese, mi dedico davvero ad altro. Spero che alcune settimane di cammino e riflessione nell’Himalaya mi aiutino – fra l’altro, perché altri, per fortuna, sono anzitutto gli scopi e la gratificazione di una parentesi come questa – a far decantare il disgusto. A presto.

