
Uno dei temi chiave del 2008 è stata, ovviamente, la crisi economica globale e il richiamo, da parte degli organi d’informazione, dei commentatori e anche dei politici e governanti più avvertiti (non del nostro sommo idiota, naturalmente, che forte del consenso della massa degli idioti televisivi prosegue imperterrito con il ritornello del consumo), a considerarla non solo una iattura (e come potrebbe non farlo chi si ritrova disoccupato o chi vede pesantemente erosi i propri risparmi?), ma anche in parte come un’opportunità. Un’opportunità per ripensare – dalla scala più ampia della società globale fino alla microscala dai comportamenti individuali – un modello di sviluppo e di consumo che pare averci condotto in un vicolo cieco; basti pensare, per esempio, al paradosso dell’automobile: se non se ne producono e vendono in quantità, l’economia arretra e cala il tenore di vita della popolazione, se se ne producono e vendono in quantità, si accelera il processo di distruzione del pianeta, con conseguenze ancora più dirompenti sulla vita delle persone. Insomma, un classico cul de sac.Poiché i comportamenti di massa – gli unici che possono davvero influire sul corso delle cose – non sono altro che la somma dei comportamenti individuali (e questo fa giustizia dell’alibi di chi dichiara di non fare perché «tanto non serve a niente»), voglio approfittare del rituale palingenetico di fine/inizio d’anno per formulare alcuni buoni propositi sulle piccole cose che ciascuno di noi può fare per riconquistare almeno un po’ alla propria vita una dimensione di “opulenta frugalità”: un ossimoro che chiarisce subito che è possibile introdurre – o perpetuare, giacché molti di noi operano già in modo “virtuoso” – comportamenti intelligenti e sensibili che riducono il nostro impatto individuale sul pianeta e ci consentono di far fronte meglio alla riduzione del nostro potere d’acquisto, senza per questo rinunciare agli agi e alle opportunità cui siamo abituati e che spesso sono il frutto di un’onorevole conquista. Senza fanatismi e senza dolorose rinunce.
1. Non utilizzare l’auto per spostamenti inferiori a 1,5 km. Lasciamo da parte l’aspetto salutistico della faccenda, che pure è tutt’altro che secondario, limitandoci a calcolare l’impatto in termini di emissioni di una pratica tutto sommato facile da attuare (sì, è vero, ogni tanto piove, ogni tanto la spesa da trasportare è pesante… senza fanatismi, ho detto). Una moderna auto di media cilindrata emette mediamente 130 grammi di CO2 al chilometro. Ammettiamo che nell’arco di un anno si riesca a sostituirla con le gambe per 50 km (è assai poco, ma restiamo su ipotesi minimali), per una mancata emissione totale di 6,5 kg di anidride carbonica. Al 31 dicembre 2006 (ultimo dato che ho trovato) a Milano circolavano 2.263.705, a Roma 2.712.908: non è difficile calcolare di quanto verrebbero tagliate le emissioni se ognuno di questi veicoli viaggiasse anche solo 50 km in meno in un anno. La proiezione di questi numeri su scala globale, poi, è impressionante.
2. Scegliere prodotti con imballi leggeri o privi di imballo. Una delle sfide chiave per la qualità della vita nei centri urbani grandi e piccoli è la riduzione della massa dei rifiuti: c’è bisogno di ricordare Napoli? (A proposito: avete notato che a Napoli i rifiuti non esistono più? Nel paese del pensiero unico televisivo idiotizzante, se una cosa non compare alla TV non esiste. Vale anche per le persone.) Posto che il singolo voto elettorale non ha alcun peso (sia numericamente, sia perché viene regolarmente disatteso) e che i cittadini comuni non hanno modo di far sentire la propria voce (la cosiddetta “opinione pubblica” non esiste più, frullata e omogeneizzata nel pensiero unico), nelle nostre mani resta tuttavia un enorme potere: quello delle scelte di consumo. L’atto d’acquisto è l’unico momento nel quale il cittadino comune conta effettivamente qualcosa, perché interviene nei gangli vitali del sistema economico, e detiene il potere, con le proprie scelte individuali, di influire su quelle della società nel suo complesso. Inserendo tra i criteri di scelta dei nostri acquisti quotidiani anche il parametro “imballaggio”, non solo provochiamo l’effetto immediato di ridurre la massa dei rifiuti (dei quali gli imballaggi inutili costituiscono una percentuale rilevante), ma anche quello di medio-lungo periodo di premiare i produttori attenti a questo elemento del loro ciclo produttivo – punendo nel contempo quelli insensibili – e di incentivare la produzione e la commercializzazione di prodotti con minor impatto sulla massa dei rifiuti.
(Altri buoni propositi nel prossimo post: si accettano consigli)