
(segue dal post precedente)
3. Meno carne (zero carne). Un buon proposito molto facile da osservare per sempre più persone (compreso chi scrive), che sono decisamente passate sul versante vegetariano.
Anche qui, tuttavia, affronto le tematiche di ordine etico e dietologico associate a questo argomento solo di sfuggita, giacché siamo, almeno in parte, nel territorio dell’opinabile. Anche se qualsiasi persona di normale sensibilità che metta piede in un mattatoio difficilmente può restare indifferente, così come chiunque si soffermi a riflettere sui risultati emersi dalla mappatura del DNA, che mostrano differenze minime tra gli umani e gli animali di cui essi si cibano. Siamo l'unica specie che alleva esseri viventi con il deliberato proposito di assassinarli. Quanto alle argomentazioni nutrizioniste, rimando a una voce ben più autorevole della mia.
Restiamo, invece, sul terreno dei dati oggettivi relativi all’impatto del consumo di carne sull’ecosistema. Come fa osservare Jeremy Rifkin, gli allevamenti di bovini da carne sono responsabili di emissioni di CO2 nell’atmosfera in quantità superiori all’intero settore globale dei trasporti: sia direttamente, sia indirettamente attraverso la deforestazione volta a liberare terreni per la messa a coltura di cereali destinati all’alimentazione animale.
Il consumo di carne impatta pesantemente anche sul depauperamento delle risorse del pianeta (da quelle idriche a quelle energetiche) e va anzitutto a colpire le popolazioni più povere, costrette anche in questo caso a pagare per gli sprechi e le cattive abitudini di consumo del mondo occidentale.
(continua…)


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