Accanto alle reazioni moralmente sdegnate alla proposta delle classi “differenziali” per i bambini non italiani (e di lingua non italiana), si sono registrate, tra le opinioni negative, quelle scientificamente motivate di educatori e linguisti, e quelle fondate sull’esperienza di numerosi insegnanti. Da parte di alcuni osservatori non sospetti (per esempio, Vittorio Zucconi), tuttavia, sono state avanzate ragionevoli argomentazioni a favore (o comunque di non chiusura totale). Non ne discuto il merito, anche perché alcune di esse sono comprensibili e forse non del tutto prive di fondamento.Credo, tuttavia, che il provvedimento vada comunque rigettato in linea di principio, giacché – al di là della sua valenza specifica – configura un ulteriore passo in quell’escalation dell’esclusione (e in alcuni casi della vera e propria persecuzione delle minoranze meno protette) che comincia a profilarsi come una precisa strategia politica della maggioranza di governo sotto le pressioni delle sue componenti più rozze e sgangherate. E se ogni piccolo passo di questo processo in sé può apparire innocuo o di poca importanza, il disegno generale appare pericoloso e, soprattutto, potenzialmente aperto a soluzioni sempre più drastiche, provvedimento dopo provvedimento.
Non dimentichiamo che a ogni nuovo, piccolo, apparentemente non sostanziale provvedimento assunto dal regime nazista ai loro danni, gli ebrei stessi usavano ripetersi che era meglio chinare il capo e sopportare, tanto il regime non avrebbe osato spingersi oltre... E se a qualcuno appare esagerato o paranoico paragonare i nostri figuranti da avanspettacolo con l'immane tragedia del nazismo, giova ricordare che è vero che le tragedie della storia tendono a ripetersi in forma di farsa (cui il nostro paese è particolarmente aduso), ma a volte anche le farse possono avere risvolti pericolosi: meglio prevenirle, se ci si riesce.





