Avete notato come il nostro attuale governo, contraddistinto anzitutto per l’elevato livello culturale dei suoi esponenti, stia adoperandosi per arricchire il linguaggio delle giovani generazioni? Pare che gli adolescenti di oggi comunichino con un vocabolario non superiore alle 1500 parole: ebbene, grazie ai nostri illuminati governanti sono salite a 1502.Cominciamo dalla prima, un termine in disuso fin dai tempi della seconda guerra mondiale e che l’arido vocabolario della democrazia aveva provveduto a rendere obsoleto: pogrom.
Questa la definizione del dizionario De Mauro:
stor., spec. nella Russia zarista, rivolta popolare antisemita spesso incoraggiata dal potere centrale, accompagnata da saccheggi, devastazioni, massacri | estens. violenta persecuzione contro una minoranza etnica o religiosa.
Ricordate l’assalto al campo nomadi di Ponticelli dello scorso maggio, quando tanta brava gente è accorsa a devastare, incendiare, malmenare, scacciare la pericolosissima comunità rom (nella quale si annidano numerosi, peraltro, gli elementi più pericolosi: i bambini)? E che dire della coraggiosa campagna governativa, opportunamente amplificata dalla propaganda di regime, contro ogni minoranza non allineata, meglio ancora se «abbronzata», meglio ancora se debole e marginale, meglio ancora se nomade? (Tra parentesi: quale nozione del nomadismo può avere chi chiede a gran voce che costoro se ne tornino «a casa loro»?)


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