(… segue dal precedente) Credo che il problema stia a monte e attesti di quella che – al di là dei numeri – è la vera vittoria di s.b.: l’imposizione di un modello culturale, di una visione del mondo, e la sua assimilazione, come unico e “naturale”, da parte dell’intero corpo sociale e delle sue rappresentanze politiche (quella che, per utilizzare una veteroparola, si chiamava “egemonia”). È in questa capacità – sostenuta nell’ultimo venticinquennio da una ineguagliata abilità di marketing culturale in grado di solleticare gli aspetti più animali e antidemocratici della società italiana (in questo assai più vulnerabile rispetto alle democrazie consolidate) e da una immane potenza di fuoco mediatica conquistata dapprima con la proprietà e poi con la collusione politica, la corruzione e l’asservimento – che si sostanzia il dirompente potere distruttivo del tessuto civile, intellettuale e morale della società italiana detenuto dal cosiddetto “berlusconismo”.A livello di società civile il capolavoro di questo modello culturale è l’anestesia totale dell’opinione pubblica, ridotta, per effetto di una lobotomia televisiva, a uno stato comatoso che azzera ogni reazione ai fatti: anzi, la continua commistione di fatti e “fattoidi” (ossia la manipolazione o l’invenzione di fatti da parte dei media) rende sempre più difficile al “pubblico” distinguere il piano della vita vera dalla finzione mediatica, creando una para-realtà che tende crescentemente ad assimilare la vita degli individui a un reality televisivo (dove, in effetti, realtà e simulazione della realtà non sono distinte). È, di fatto, la trasformazione del popolo in plebe.
A livello politico, l’egemonia del nuovo modello si manifesta nell’accettazione ormai generalizzata da parte della classe politica di ogni colore (tranne alcune frange anomiche, in parte preventivamente estromesse dall’arena della politica ufficiale, in parte costantemente sotto tiro e stigmatizzate) della visione della politica come pura spartizione del potere, manovra, collusione opaca, esclusione degli outsider attraverso barriere all’ingresso, riproduzione esclusivamente endogamica (se non addirittura incestuosa), intelligenza con il “nemico” e quant’altro (dai pizzini alla bicamerale…). È da questa separazione crescente rispetto alla società civile e ai valori della politica “alta” che discende la nozione di “casta”.


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