È inverno. Ohibò, nevica sul Nord, chi l’avrebbe mai detto? Può esistere un evento così singolare come una bella nevicata a ridosso delle Alpi? Addirittura 30-40 centimetri!Eppure… Eppure… di fronte a un evento tanto imprevedibile e imprevisto (tutti guardano le previsioni del tempo, tranne – evidentemente – chi è preposto a gestire la cosa pubblica: forse sono troppo impegnati a guardarsi dalle intercettazioni telefoniche della magistratura), l’intero sistema infrastrutturale del paese è andato in tilt. Treni fermi (ma non viaggiano sulle rotaie?), strade e autostrade impraticabili, città paralizzate e… scuole chiuse. E qui casca l’asino (perdonate lo scadente gioco di parole).
Nevica e la prima bella pensata di chi governa comuni, province e regioni è di chiudere immediatamente le scuole. Forse perché i cumuli di neve ostacolano il parcheggio dei SUV delle mamme che accompagnano i figli a scuola a 200 metri da casa? Certamente, ma non solo.
Al di là della scontata considerazione che, con gli inverni che si ritrovano, tutti i paesi dell’Europa settentrionale, il Canada e una buona fetta di Stati Uniti (per non parlare della Russia!) dovrebbero essere abitati da zotici analfabeti impossibilitati a raggiungere qualsiasi edificio scolastico, credo che le ragioni di fondo di provvedimenti che – se non fossero profondamente diseducativi nei confronti di scolari e studenti – andrebbero sepolti sotto una valanga (scusate di nuovo) di risate, siano sostanzialmente tre.
1. Una ragione “logistica”. Le infrastrutture di questo paese hanno raggiunto un tale livello di fragilità e di incuria e sono gestite con tale incompetenza (pensate alla vicenda del sale a Milano) e con scopi del tutto estranei al servizio ai cittadini, che basta davvero un battito d’ali di farfalla, figuriamoci un po’ di neve, per mettere in ginocchio, con un immediato effetto domino, attività fondamentali come i trasporti o servizi pubblici essenziali come le poste (con la neve, avrete notato, niente posta!), le ferrovie, le scuole.
2. Una ragione “culturale”. Nella percezione collettiva, alimentata ormai da decenni di politica distruttiva e di tagli nei confronti dell'istruzione, quando non da vere e proprie campagne di discredito, la scuola non serve a nulla: i modelli dominanti di successo veicolati dalla televisione (calciatore, velina, tycoon, malavitoso) nulla hanno a che fare con l’istruzione e la fatica dello studio. Al più è considerata un comodo e tutto sommato economico parcheggio per i figli, un modo per tenerli impegnati in modo sicuro per parte della giornata.
3. Una ragione “generazionale”. La responsabilità di gestione – amministrativa, politica e operativa – delle infrastrutture e dei servizi pubblici è ormai passata in mano a una generazione cresciuta in un ambiente fisico e culturale nel quale tutto è facile, accessibile, dovuto. Niente di male in questo, sia ben chiaro: è molto meglio spostarsi in auto che in carrozza, molto meglio avere case ben riscaldate che i geloni alle mani, molto meglio avere le disponibilità economiche per vivere negli agi che patire la miseria. È ovvio. Ma questo ha creato una generazione che trova arduo misurarsi con le difficoltà, sia pure minime come una nevicata, e più comodo aggirarle. Anche coprendosi di ridicolo.