
Una regola di funzionamento della maggior parte delle organizzazioni umane e animali è che si premiano i vincenti – adeguandosi al loro modo di operare, stringendo alleanze, seguendone l'esempio – e si evita di imitare i perdenti: nelle organizzazioni più rigide li si emargina, in altre ci si prende cura compassionevolmente di loro, ma si evita comunque di farne dei capi, di mantenerli in posizioni di potere, di additarli a esempio, di auspicarne l’alleanza. Avviene nelle società delle api e delle formiche come nelle grandi aziende, nelle colonie di gatti come nelle organizzazioni politiche.
In tutte, meno una.
Esiste infatti un’organizzazione un po’ particolare, nella quale la condicio sine qua non per mantenere le posizioni di comando, per rafforzare la propria immagine di strateghi, per persistere nelle proprie strategie con il consenso dei pari è quella di inanellare, una dopo l’altra, senza soluzione di continuità, brucianti sconfitte.
In quell’organizzazione il grado di intelligenza dei membri è considerato direttamente proporzionale alle débâcle che essi sono riusciti a mettere a segno: anzi, il più intelligente di tutti è considerato colui che, profondendo tutta la propria sagacia strategica, riesce a risollevare le sorti del capo dell’organizzazione avversaria, anche quando sembra che questi sia definitivamente abbattuto. Se poi ci riesce per tre volte di fila diventa ipso facto il più intelligente, anzi, il massimo intelligente.
In quell’organizzazione, se vinci sei morto. Capita raramente, ma, quando succede, viene immediatamente avviata l’opera di distruzione del malcapitato vincitore: tutte le forze sane dell’organizzazione si attivano per eliminare quella pericolosa anomalia. Se poi il soggetto si rivela così testardo e refrattario alla disciplina da vincere per ben due volte, allora la poderosa macchina organizzativa si attiva per annientarlo definitivamente. Naturalmente ci riesce, perché tutte le forze dell’organizzazione, tralasciando qualsiasi altro obiettivo, si concentrano su questo compito.
A volte, qualche scheggia impazzita dell’organizzazione deflette dalla linea strategica dominante e coglie parziali e temporanee vittorie: ecco allora che i reprobi vengono immediatamente e pubblicamente stigmatizzati, se ne deplorano le azioni così nocive per l’organizzazione, si invitano tutti i membri dell’organizzazione a isolarli e a prenderne immediatamente le distanze. In alcuni casi di vittorie particolarmente gravi li si espelle decisamente dall’organizzazione. Per controbilanciare questa pericolosa deviazione, alcuni membri tra i più accorti propongono di stringere immediatamente alleanze con altri perdenti o, meglio ancora, con l’organizzazione avversaria, in modo da garantire una salda continuità strategica e operativa.
Ah... alla prossima riunione dell’organizzazione (alcune volte queste avvengono nelle pubbliche piazze), ricordiamoci di calzare mocassini: si sfilano più rapidamente, si impugnano meglio, possiedono un’eccellente conformazione aerodinamica che ne agevola il lancio.


1 commento:
Divertente, caustico e purtroppo vero.
Mi metterebbe allegria se non ci riguardasse.
Che tristezza, invece!
Non mi resta che darmi da fare per procurarmi siffatta scarpa, chissà che il lancio possa essere catartico!
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